Alla scoperta dei live nordici 13/06/07
Il 13 giugno in TdN sarà dedicato a una serie di live brevi, leggeri e molto variegati, opera di autori dei paesi nordici e presentati da Andrea Castellani.
- La serata inizia alle 19.30 alla solita pizzeria cinese, con "13 a tavola" (Norvegia 2000), di Kristin Hammerås e Solveig Askim Malvik (adattamento italiano di Andrea Castellani), il primo storico live scritto seguendo il manifesto di Dogma 99, che pone la costruzione di una bella storia come obiettivo del live, e l'autore al totale servizio dei giocatori, che diventano i veri autori della storia; per chi non sa dove si trovi la pizzeria cinese, ci si può incontrare in TdN alle 19.15 e da lì muoversi verso la pizzeria (sono meno di dieci minuti a piedi).
- Entro le 21 ci si sposta in TdN per giocare "Serpente di cenere" (Finlandia 2006), di J. Tuomas Harviainen (traduzione italiana di Mattia Somenzi), il piatto forte della serata con i suoi 90 minuti di durata; si tratta di un live scritto espressamente per mettere alla prova sul campo il Process Model elaborato da Eetu Makela e altri teorici finlandesi, usandolo per cercare una sintesi tra i vari stili di gioco esistenti nei live.
- A seguire, "Cinque personaggi in cerca d'identità" (Norvegia 2007), di Matthijs Holter, e "Col senno di poi" (Norvegia 2007), di Even Tømte; sono entrambi micro-live (tradotti da Andrea Castellani) della durata di appena 15 minuti, scritti sul format del Poetic Roleplaying (in Italia diremmo che sono dei brevissimi e molto divertenti giochi di narrazione condivisa).
- Chiude la serata, per i più nottambuli, "Di tutti i mondi" (Danimarca 2001), di Carsten Andreasen (traduzione di Andrea Castellani), in rappresentanza della scena dei freeform da convention danesi (che presenta delle sorprendenti somiglianze con la "scena Flying Circus"), però con una riconoscibile influenza della finlandese Scuola di Turku, che mette al centro del live il personaggio e l'immedesimazione anziché la storia e gli influssi teatrali.
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Commenti
già 2
hei, la notizia è uscita in calendario solo da due giorni e ci sono già due prenotate :-D
b.
Bene
hei, la notizia è uscita in calendario solo da due giorni e ci sono già due prenotate :-D
Bene! Mi agganciate all'indirizzo prenotazioni, così le ricevo anch'io?
Non per altro, ma stavolta potrebbero esserci prenotazioni incasinate (per esempio se uno non può venire a cena), quindi è meglio se ci do un occhio anch'io.
gueststar
siamo a quattro, di cui una probabile guest star ;-)
b.
13 a tavola
Quanto segue è scaricabile dal link www.geocities.com/radagast1975/13atavola.pdf:
13 a tavola (13 til Bords)
di Kristin Hammerås e Solveig Askim Malvik
adattamento italiano di Andrea Castellani
“13 til Bords” (in italiano “13 a tavola”) è stato il primo live a rispettare integralmente il Manifesto di Dogma 99, e probabilmente è anche il live più semplice che sia mai stato creato.
Ogni giocatore riceve un foglietto, con il proprio nome e il nome del proprio personaggio, e un albero genealogico, dove può trovare i nomi, le età e i rapporti di parentela dei vari personaggi. Tutto il resto è improvvisato da zero durante la cena di famiglia che serve da ambientazione al live.
L’idea è delle autrici norvegesi Kristin Hammerås e Solveig Askim Malvik, che crearono questo live per testare la filosofia del Manifesto di Dogma 99. Il primo “13 a tavola” è stato messo in scena a Bergen nel gennaio del 2000, ed è stato unanimemente considerato un successo.
Nel maggio del 2000 “13 a tavola” è stato organizzato a Oslo da Eirik Fatland, ideatore con Lars Wingård del fateplay e di Dogma 99, per farne delle riprese da inserire in un documentario. Questa volta il live è stato in qualche modo più caotico, ma molto divertente. Ci sono stati anche dei momenti di profonda commozione, e a conti fatti si è convenuto che il metodo minimalista funziona.
Dopo aver saputo di “13 a tavola”, che in seguito è stato rappresentato più volte con risultati sempre diversi, altri autori di live nordici hanno creato eventi simili. Questo stile di piccoli live-imprò ha messo solide radici in Nord Europa, e oggi, dopo sette anni, arriva in Italia con questo adattamento per il pubblico italiano dello storico live da cui tutto è partito.
Divertitevi! Accettate le idee degli altri giocatori, e sviluppatele! Dite di sì! Non ci sono limiti in questa improvvisazione, fuorché i nomi, le età e i rapporti di parentela. Niente di ciò che potreste dire o fare è sbagliato.
Buon divertimento!
Eirik Fatland, Kristin Hammerås e Andrea Castellani
Il Voto di Castità dell'autore di live
Tratto dal Manifesto di Dogma 99 - Un programma per la liberazione del live (traduzione italiana di Andrea Castellani).
Le prime pagine del Manifesto, che contengono il Voto di Castità, sono disponibili in italiano a questo link.
L'intero Manifesto è disponibile in inglese e in norvegese a quest'altro link.
Il Voto di Castità
Con il presente atto mi sottometto alle regole del Voto di Castità, così com’è stato sviluppato da Dogma 99:
1. È proibito creare azione scrivendola nella storia passata di un personaggio o dell’evento.
2. Non ci sarà nessuna “trama principale”.
(La storia dell’evento dev’essere creata per il personaggio di ciascun giocatore, non per l’insieme.)
3. Nessun personaggio sarà solo una spalla.
4. Ogni segretezza è proibita.
(Qualunque partecipante lo desideri potrà visionare in anticipo tutti i documenti che riguardano l’evento.)
5. Dopo che l’evento è iniziato, gli autori non sono autorizzati a influenzarlo.
(È proibito qualunque uso di recitazione preordinata e di personaggi ad hoc riservati all’organizzatore.)
6. Il confronto fisico è proibito.
(Gli autori non possono in alcun modo pianificare o incoraggiare l’uso o la minaccia di violenza come parte dell’evento.)
7. I live ispirati ai giochi di ruolo al tavolo non sono accettati.
8. Nessun oggetto sarà usato per rappresentare un altro oggetto.
(Tutte le cose saranno quel che appaiono essere.)
9. Le meccaniche di gioco sono proibite.
(Non sono permesse regole che simulino per esempio l’uso di violenza o abilità sovrannaturali.)
10. Gli autori saranno ritenuti responsabili per la totalità della loro opera.
Inoltre, giuro di considerare me stesso/a un artista, e qualunque live io scriva la mia “opera”. Rimango aperto alla critica e al massacro totale delle mie opere, e prometto di scusarmi con i miei giocatori per tutte le imperfezioni dei live che scrivo. La mia più alta aspirazione è sviluppare l’arte e il mezzo espressivo del gioco d’interpretazione dal vivo. Questo, lo prometto, sarà fatto con ogni mezzo disponibile, e a spese del buon gusto, di tutte le convenzioni e di ogni popolarità tra i cosiddetti giocatori di live. Così io sottoscritto/a prendo questo Voto di Castità,
Lars Wingård
Eirik Fatland
Erlend Eidsem Hansen
Kristin Hammerås
Anita Myhre Andersen
Kalle Toivonen
Hanne Grasmo
Atle Steen-Hansen
Morten B. Gunnerud
Margrethe Raaum
Lars Munck
Pasi Huttunen
Tommy Finsen
Jon Ree Holmøy
Erling Rognli
E.Cath Røsseland
Hilde Bryhn
Lorenzo Trenti su "13 a tavola"
Intervento di Lorenzo Trenti datato 1° febbraio 2007 (Lollo, so che stai leggendo, quindi spero che non ti scocci se ti cito). ;-)
Comunque avevo fatto in tempo a scaricarlo [13 a tavola], e visto che è composto da un albero genealogico (e basta) non ti nascondo che la mia prima reazione è stata "grazie al ca%%o, un live così sono buono di scriverlo anch'io!". :-)))
In realtà è interessante l'idea estrema (del resto è l'installment di un manifesto anch'esso estremo) di far improvvisare tutto ai giocatori, ivi compresi odi e amori, conflitti e trascorsi. Questo sì che è vicino all'impro' teatrale.
Proprio per questo motivo, però, secondo me andrebbe fatto un cappello introduttivo un po' più lungo ai partecipanti, per spiegare fino in fondo la portata del "dire di sì" (cioè accettare le proposte narrative degli altri invece di bloccarle dicendo "non è vero!"). Inoltre - ma qui magari mi sbaglio - penso che occorra qualche sottolineatura "teatrale" anche nel fatto che tutti devono sempre sentire tutti, altrimenti si creano dei pezzi di storia slegati tra loro e magari inconciliabili.
Ciao
Lollo
Elena Remogna su "13 a tavola"
Report di Hachi datato 7 marzo 2007 sul "13 a tavola" giocato a GiocaRoma.
Sono le sette, e Andrea Castellani raduna i 13 giocatori del live dell'ora di cena. E' un format nordico curioso: ci si mette a tavola e si mangia (davvero! abbiamo ordinato le pizze!). C'è soltanto un albero genealogico che lega i 13 giocatori, e ognuno ha ricevuto un cartellino da appuntarsi perchè tutti sappiano chi è. Nessuna trama, nessun background. Si chiacchiera in maniera libera, fingendosi il nonno o il nipote, la madre di famiglia o il rampollo scapestrato a seconda di come ci si è posti o di quello che dicono gli altri. L'unica regola praticamente è la coerenza tra le varie affermazioni. Il grosso problema è che c'è troppo rumore e si fa fatica a sentire quello che dicono più in là nel tavolo, ma d'altra parte io sono la nonna settantaduenne... posso essere dura d'orecchi, no? ;P
Teo Mora su "13 a tavola" e i live norvegesi da un quarto d'ora
Commento di Teo Mora datato 25 aprile 2007 su "13 a tavola" e i live norvegesi da un quarto d'ora, giocati da Teo alla Ambercon.
Differenze culturali, certo.
Ma direi da altri punti di vista: ho giocato ad alcune di quelle cose scandinave e mi sono divertito (con gli altri) a portarle agli estremi; giocavamo ai rapporti familiari e abbiamo deciso che era meglio essere dei Mafiosi che non i Borgia; sono convento che non era quello a cui l`autore pensava; cosi` almeno ci siamo divertiti, se no che palle :-)
In tutto continuo a non capira quale e` il punto del loro approccio; e` di un freddo da morire, di un troppo congegnato e troppo filosofico per potere soddisfare i nostri giocatori.
A noi piacciano le relazioni, le interrelazioni, i complotto, l'amore; i nostri personaggi (sulle sceneggiature buone) diventano personaggi "reali" che val la pena di recitare; io a Modena ho visto dei passaggi di interpretazione di Giulia e di Raffaele che mi hanno colpitp e suppongo che avrei potuto vedere cose simili se avessi assistito al live di Lollo.
Perche` da noi ci sono da un lato dei buoni giocatori e dall'altro dei personaggi "reali" quelli scandinavi sono tanto reali quanto i coboldi di SOS come protagonisti di un film di Bergman. :-)
Insomma, non sono d`accordo con Andrea; noi (del FC intendo) siamo andati tanto oltre nei nostri anni che OnStage e Pathos sono un vago ricordo.
Noi a differenza di loro PRODUCIAMO, loro continuano a TEORIZZARE.
Cio nonostabte l' esperienza e` stata interessante (ma, scusami Andrea, non stimolante) e sono disponibile a dare una mano ad Andrea se vuol continuare a mostrare le cose scandinave altrove.
E comunque ringrazio sinceramente Andrea per il super lavoro che ha fatto.
TEO
Un dibattito PRIMA che venga giocato un live?
Mi sono permesso di lanciare un dibattito prima che venga giocato un live perché tanto "13 a tavola", come avrete capito, è impossibile da spoilerare, e anzi mi fa piacere che chi lo dovrà giocare abbia un'idea precisa di quello che è questo live (cosa che secondo me è un po' mancata alla Ambercon).
Ho invitato a partecipare alla discussione un po' di gente che ha già giocato "13 a tavola", un po' di gente che non l'ha ancora giocato, poi Kristin e Solveig (le autrici), e infine Eirik Fatland.
A voi! :-D
Mattia Zabini su "13 a tavola"
Ecco una vera e propria recensione, appena scritta da Mattia Zabini su "13 a tavola".
Scusami, ma la mia opinione su "13 a tavola" è abbastanza bassa. Di live così se ne possono scrivere migliaia nel tempo di una frazione di secondo.
Personalmente credo che il gioco di ruolo abbia subito una evoluzione molto interessante dalle origini a oggi. Siamo partiti dal gioco duro e spigoloso con regole d' acciaio. Poi abbiamo deciso che questo non aiutava i giocatori a vivere una bella storia. Allora il Master ha cominciato ad andare verso i giocatori. Musica di sottofondo per aiutare a creare la scena, trame complesse e articolate, ambientazioni ricche e coinvolgenti.
Poi scopriamo che l' interpretazione è davvero importante. E quindi giù di fairplay a manetta, e sacrifici estremi a favore della scena e contro l'interesse del personaggio che stiamo recitando. Fino ad arrivare all' estremo scandinavo (non che in Italia non si fosse vista roba del genere, intendiamoci) in cui i giocatori sollevano il ruolo del Master e giocano da soli. In pratica ora il gioco è tutto spostato verso il master. Che non deve più fare una cippa se non scrivere due righe e poi godersi la scena lasciando i giocatori a spremersi le meningi e rischiando che la scena si ammosci.
Una tendenza del genere l' avevamo già vista con OS. Ma OS ha nel suo DNA anche una componente strategica di non scarso rilievo. Ed è quello scheletro di regole a conferire a tutto il corpo una sapiente eleganza ludica.
Sono estremamente favorevole alla sperimentazione di qualsiasi tipo e genere, ma credo anche che sia interessante raccogliere i frutti di questa sperimentazione. E ritengo (ovviamente sto parlando del mio gusto personale e di quello che credo sia il gusto di molti, ma sempre di GUSTO parliamo) che sia ora di rispostare la bilancia al centro. Non è con la completa autogestione della scena da parte dei giocatori che si crea una partita coinvolgente ed emozionante, ma costruendo scene suggestive e dettagliate che rappresentino uno scenario ANCHE strategico/enigmatico (lo considero un dovere del Master verso i giocatori). E qui di strategico/enigmatico non c'è niente.
Vedo in "13 a tavola" un banale ritorno all' infanzia, quando si giocava a "Mamma e Papà". Nessuna differenza se non l'età o il numero dei giocatori.
Scusatemi l' opinione.
Baci a tutti.